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Real wedding: Arianna e Francesco

Real wedding: Arianna e Francesco

Per descrivere il nostro matrimonio servirebbero più categorie: economico (rispetto alle cerimonie classiche), decisamente fai da te, infrasettimanale, ecologico – escludendo il viaggio in aereo – semplice, senza traumi e senza stress.

Come abbiamo fatto? Abbiamo prenotato tre biglietti a/r per New York – dove vive mio cognato – e ci siamo sposati all’ufficio di stato civile.

Ma andiamo con ordine.

Dopo tanti anni insieme, un figlio adorabile e un trasferimento all’estero, io e Francesco abbiamo pensato che fosse finalmente arrivato il momento di rendere la nostra unione ufficiale. Non tanto per noi – ci avevamo pensato già nel 2009, ma poi un test di gravidanza aveva posticipato tutti i progetti, e nel 2011, prima di lasciare l’Italia – quanto per Leonardo, il nostro bambino.

 vista-di-new york

Dove viviamo ora, a Eindhoven, nei Paesi Bassi, non esistono differenze tra le coppie sposate e quelle non sposate. E siamo in una regione estremamente cattolica, il Noord-Brabant. Qui, per la legge, basta dimostrare di aver vissuto insieme, e di essere una famiglia, per ottenere gli stessi diritti. Ma noi siamo italiani, e per la legge italiana siamo solo conviventi. Con tutto quello che ne consegue. Quest’anno abbiamo compiuto quaranta anni, e abbiamo deciso di regalarci un viaggio a New York, dove vive Massimo, il fratello di Francesco. Mentre cercavo informazioni, sono capitata su un sito che parlava di posti cool in cui sposarsi nella grande mela.

Leggendo, ho scoperto che, per facilitare le unioni tra omosessuali, ottenere una licenza matrimoniale è cosa semplicissima. Bastano 35 dollari e un documento di identità. L’ho proposto a Francesco, e l’idea ci è piaciuta molto.

sposarsi a new york

Quello che ci ha fermati dall’organizzare un matrimonio in Italia, con parenti e amici, è stata la distanza. Non è semplice scegliere un ristorante, un posto, abiti e prenotazioni quando si vive a 1500 km più a nord, con tutte le difficoltà che dovevamo inoltre affrontare ogni giorno come expat. Sarebbe stato veramente stressante, e ho sempre rifiutato l’idea di avere un matrimonio nel quale non mi sarei potuta divertire.

Così ci siamo informati, e abbiamo scelto una data, il 21 settembre 2012, che si è rivelata poi estremamente carica di eventi!

Sul sito del New York City Marriage Bureau abbiamo compilato il form per chiedere la licenza – che va poi completato di fronte all’addetto dell’ufficio – , abbiamo prenotato i biglietti e siamo tornati alla vita di tutti i giorni.

Con l’approssimarsi della data, ho preso informazioni su posti dove acquistare un abito da sposa senza spendere un patrimonio, e soprattutto per  delle scarpe degne di questo nome. Mio cognato ha prenotato un tavolo in un famoso ristorante dell’East Village, Pure Food and Wine, dove si mangia solo cibo crudo, noto ai più per aver ospitato una puntata “storica” di Sex & the City (quella in cui Samantha rimorchia il bellissimo cameriere Smith Jerod, aspirante attore e di molti anni più giovane).

Poco prima di partire, ho scoperto che il mio amato Bruce Springsteen aveva aggiunto tre date finali al suo tour mondiale, Wrecking Ball Tour, proprio a New York, e proprio nei giorni in cui si sarei stata anche io, ottenendo così il primo regalo per il matrimonio!

Quando siamo tornati in Italia per le vacanze estive, a luglio, siamo andati da mia madre e mio fratello – che sono orafi artigiani – per le fedi, anche queste un dono. I miei suoceri mi hanno regalato un bellissimo anello con una tanzanite, e mia madre uno con un’acquamarina. Dalle zie sono arrivati soldi, un altro gioiello e una macchina per il caffè della Nespresso.

Devo dire che tutto questo è stato possibile anche perché non sono mai stata la bambina che sognava il proprio matrimonio sin da piccola. Non mi sono mai piaciute le complicazioni, lo stress, pensare alle partecipazioni, i tableau, i doni, gli invitati… E visto che si trattava del mio matrimonio, ho pensato che questa fosse la strada giusta. Sarà anche per l’età, ma mi è sembrato decisamente ridicolo e fuori luogo organizzare un matrimonio classico. Mentre questa ci è sembrata la soluzione migliore. A Francesco l’idea è piaciuta molto, anche perché, da bravo ingegnere, o fa tutto alla perfezione, o non lo fa per niente. E questo era un ottimo compromesso.

Pochi giorni prima di partire per le nostre due settimane di viaggio di nozze/matrimonio, o destination wedding, come lo chiamano gli americani, ho prenotato online un appuntamento per scegliere l’abito in un atelier sulla Sesta strada, David’s Bridal.

abito da sposa corto

Lì ho scelto prima le scarpecolorate, come ha sottolineato la mia amica Paola e un articolo su Nozzefurbe, e con un tacco esagerato – di Vera Wang, meravigliose.

scarpe da sposa colorate Vera Wang

Intorno ci ho costruito un abito da sposa corto – vista l’età e il tipo di matrimonio – spendendo in tutto, inclusa un coprispalle bianco e una sottogonna, una cifra decisamente accettabile. Francesco aveva con sé un abito di sartoria italiana, belle scarpe e una scelta di cravatte. Per Leonardo ho comprato un completo gessato con pantaloni, gilet, camicia e cravattina (che ha rifiutato di indossare!) in un negozio a Union Square.

Il bouquet – boccioli di rose rosa – me lo ha regalato Massimo, che ha scattato le foto – decisamente particolari – e ha ripreso la cerimonia, oltre a fare da testimone.

Due giorni dopo il nostro arrivo abbiamo completato il form per la licenza di nozze, che ci hanno consegnato in pochi minuti. La sera prima sono andata in un centro di bellezza aperto tutti i giorni dalle 9 alle 21 per manicure e pedicure, il grande giorno ho lasciato i capelli sciolti e, in taxi, siamo arrivati all’ufficio di stato civile.

sposi italiani a new york

Il bello della cerimonia è stato che, insieme a tantissime altre persone, abbiamo fatto la fila e aspettato il nostro turno. La giornata era meravigliosamente soleggiata e calda, e verso le 12 c’era la folla! Abbiamo preso il numeretto, abbiamo sbrigato l’ultima pratica per la licenza – la firma del testimone – e abbiamo aspettato. La festa era lì, con spose di tutte le forme e colori, famiglie in attesa, bambini vestiti a festa che correvano, o piangevano, o mangiavano, gente mai vista che ti faceva le congratulazioni (e i complimenti per le scarpe!).

Dopo circa un’ora e mezza è arrivato il nostro turno, e siamo finalmente entrati nella East Room (sono due le sale per le cerimonie) in quattro. Nonostante gli anni insieme e un figlio, io mi sono commossa per tutta la durata dell’evento, ovvero 2 minuti circa. La formula di rito – quella sì che l’ho sempre sognata – è stata: “Se qualcuno è a conoscenza di qualche motivo per cui questa coppia non possa essere unita in matrimonio, parli ora, o taccia per sempre”. In quel momento ci siamo girati tutti verso Massimo, ridendo! Poi James Mitchell, soprannominato l’attore, ha reso questo nostro momento speciale, pronunciando la formula con tono e partecipazione. E poi, “con l’autorità conferitami, e in conformità con le leggi del grande Stato di New York, vi dichiaro marito e moglie. Ora puoi baciare la sposa”. E Leonardo è stato per tutto in tempo in braccio al padre, cosa che ha resto l’evento ancora più bello.

Subito dopo la cerimonia, fatte le foto di rito, con l’aiuto di passanti e altre persone – due signore, lì per un altro matrimonio, hanno aiutato Massimo nel lancio del riso, biologico e a km 0, e per le foto – siamo andati a chiedere la versione estesa del certificato di nozze, ottenuto dopo una fila di 10 minuti.

Dopo il pranzo, siamo andati in giro per Union Square – mi ero portata un paio di scarpe basse – e nel tardo pomeriggio abbiamo mangiato un pezzo di pizza in un locale sulla Quattordicesima. È stato divertente ricevere congratulazioni in giro dalla gente, che non si è scomposta affatto nel vedere due uomini vestiti a festa, una sposa, e un bimbo in passeggino, girare per la città. Uno dei primi giorni a New York abbiamo incontrato un maestro Jedi sulla metro, quindi…

pranzo di nozze a new york

Visto che il 21 settembre era un venerdì (non siamo superstiziosi, e poi l’ufficio di Stato civile è chiuso sabato e domenica), lunedì mattina siamo tornati per avere la licenza in forma estesa e portarla al Consolato italiano. Due file in due uffici non troppo distanti l’uno dall’altro, e il gioco era fatto. Indovinate dove abbiamo trovato il problema? Al Consolato italiano! Dopo averli chiamati due volte, aver mandato una mail per assicurarci di avere tutti i documenti necessari, si sono accorti di non averci detto una cosa. Quindi abbiamo fatto la traduzione del certificato – la cosa buffa è che il modulo da riempire è in italiano e inglese, ma un documento solo in inglese non va bene – e glie l’abbiamo consegnata. La pratica è passata in carico a loro, che si occuperanno di avvisare l’ultimo comune di residenza in Italia. Fine. Inoltre, sposandoci in America, io ho avuto la possibilità – presa al volo – di cambiare cognome: ho aggiunto quello di mio marito al mio, perché mi piaceva così!

sposa a union square new york

Durante le due settimane di viaggio di nozze abbiamo girato Manhattan in lungo e in largo, con la metropolitana principalmente, e a piedi. Abbiamo fatto i giri di rito: Tiffany (dove ho comprato un regalo per il marito, e ho avuto l’onore di uscire con il famoso pacchettino infiocchettato), Central Park, il World Trade Center, Wall Street, l’Apple Store con vista al nuovo Iphone 5, F.A.O. Schwarz, Empire State Building, Crysler Building, Rockefeller Center, Washington Square, la Quinta Strada, la Statua della Libertà, Ellis Island, Grand Central Station, Radio City Music Hall, il giro in elicottero su Manhattan, Times Square, il Flatiron Building… Ma ci siamo goduti la città girando per le strade, passando per Harlem (che fa un po’ paura), il Bronx (pulito e bello), Hell’s Kitchen, e tutti i locali che cucinavano senza glutine! Francesco ha mangiato il classico hot dog ripieno di tutto, i tranci di pizza e biscotti di dimensioni esagerate; abbiamo bevuto il caffè di Starbucks, siamo andati a fare shopping nel New Jersey, dove i vestiti costano veramente molto poco (e dove, con il cambio favorevole per l’euro, abbiamo fatto degli ottimi affari).

giro in elicottero su New York

giro in elicottero su New York

Il bilancio di questo matrimonio fuori dalle regole? Positivo!

Ci siamo goduti la giornata, siamo stati liberi di fare quello che volevamo – l’unico vincolo è stato Leonardo, che ha due anni e mezzo ha ancora i ritmi di un bambino piccolo, e chiede il pisolino pomeridiano e pasti a orari tedeschi – e ci siamo divertiti. Certo, mia suocera avrebbe preferito la cerimonia in Italia, ma sarebbe stato troppo complicato. Comunque faremo una festa con parenti e amici a gennaio, per ringraziarli dei regali e per stare con tutti loro.

Il bilancio economico è stato quello di un viaggio di due settimane – nel quale abbiamo deciso di permetterci pranzi e cene fuori, visto che era comunque un viaggio di nozze – : l’unica cosa sulla quale abbiamo risparmiato è stato l’albergo, visto che abbiamo dormito a casa di Massimo, nel Village.

viaggio-di-nozze-col-figlio

E il ricordo sarà per sempre indelebile.

 

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2 comments

  1. Questa ragazza mi sembra di conoscerla!
    Meravigliosa NY e stupendissimissime le scarpe.
    Diciamo che è stato un matrimonio alternativo senza gli scazzi tipici dell’organizzazione di un matrimonio classico ma anche senza l’emozione che si prova ad avere amici e parenti li per festeggiare gli sposi.
    Congratulazioni!

    PS: ma il pupo cercava di imitare la Statua della Libertà? Perchè dalla posa sembra più Tony Stark/Ironman!

  2. mercoledì 12/11 dopo venti anni (esatti esatti) di fidanzamento anche noi ci siamo sposati a New York (stesso officiante) e devo dire che lo rifarei altre 1000 volte!
    E’ andato tutto bene anche al Consolato dove ho trovato tanta cortesia e disponibilità, mi hanno fatto le fotocopie che mancavano e mi hanno stampato la traduzione.

    ho una domanda per Arianna, anche io ho aggiunto al mio il cognome di mio marito, in Italia come hanno registrato l’atto di matrimonio? ora firmi con entrambi i cognomi? hai dovuto rifare i documenti?

    grazie grazie grazie

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